| Luoghi di culto |
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D'interesse storico e artistico
Chiesa di S. Giovanni Battista Compare nella storiografia locale dal XVI secolo, quando subentra alla medievale chiesa di S. Giorgio in Cislano come parrocchiale. Il primo edificio, concluso negli anni ottanta del '500, risultò ben presto insufficiente, tanto da indurre Mons. Giustiniani, vescovo di Brescia, a decretarne nel 1637 un nuovo ampliamento. Sebbene, come ricorda lo storico Don Alessandro Sina (1941), le scarse note documentarie non consentano di ricostruire con precisione le varie fasi della costruzione architettonica, le raffinate decorazioni ancor oggi visibili all'interno della chiesa dimostrano con quale cura gli antichi parroci ne abbiano seguito i lavori. Fra questi una menzione particolare merita il camuno Don Bartolomeo Belotti (1674-1714), al quale si devono le commissioni più importanti per l'allestimento dei tre altari principali del tempio, per cui vennero chiamati, fra gli altri, gli scultori Fantoni di Rovetta e il pittore bresciano Francesco Paglia. I rettori successivi al Belotti furono impegnati per tutto il '700 ed oltre nel completamento del coro, adornato da un altare marmoreo finemente lavorato, e della volta, affidata al pittore iseano Domenico Voltolini (1666-1746), autore anche degli affreschi, oggi assai rovinati, della cappella ottagonale adiacente alla chiesa (dai primi del '900 Santuario Mariano). All'interno si possono ammirare: " il meraviglioso gruppo scultoreo del "Compianto sul Cristo morto" (1690-1691) composto da dieci statue e quattro putti in legno dipinto, ultima opera realizzata da Andrea Fantoni (1659-1734) per la chiesa di Zone; " l'altare maggiore, che rappresenta una delle più grandiose e complesse imprese degli intagliatori di Rovetta, fu realizzato da Andrea Fantoni fra il 1685 e l'89. Al centro della cornice lignea si può ammirare la "Natività del Battista" di Francesco Paglia. Chiesa di S. Giorgio a Cislano Secondo le Bolle Pontificie emesse tra il 1126 e il 1175, il Secolo delle Crociate, questa fu la prima Parrocchiale di Zone. Già esistente quindi nel secolo XII e restaurata nel '400, fu parrocchiale fino al '500. Ciò che resta della primitiva costruzione sono tre capitelli romanici. Nell'interno, a tre navate, ci sono due altari: quello di sinistra, dei Santi Stefano e Bernardino, è datato 1478, quello di destra è dedicato alla Beata Vergine. Ciò che pone però questa Chiesa tra gli edifici più apprezzati del Sebino sono i numerosi affreschi. Si tratta di opere che risalgono alla fine del 1400 e ai primi decenni del 1500 e che sono, per lo più, attribuite a Giovanni da Marone, artista bresciano del primo Rinascimento. Notevole all'esterno l'affresco di S. Giorgio su un bianco destriero nell'atto di uccidere il drago, e il gigantesco ritratto di San Cristoforo invocato contro la peste. Cappella dei Santi Ippolito e Casciano E' una chiesetta campestre cui si accede per un sentiero fiancheggiato dalle cappelle della via Crucis. Serviva inizialmente da ricovero di viandanti e pellegrini che andavano verso la Valtrompia e l'alto Sebino. Nel 1400 fu anche scuola per i figli della crescente popolazione rurale, ma alla fine di quel secolo venne consacrata al Culto. È ricchissima di affreschi, alcuni di stile giottesco, contiene dipinti della scuola del Ferramola ed inoltre il simulacro della Vergine attribuito a Pietro Ramus, e le statue dei Santi patroni, qui collocate nel '600 insieme all'ancona. Chiesa della Madonna del Disgiöl Edificata nel '700 su una rupe quasi al centro della valle dell'Urbes lungo un tratto ben conservato della romana Via Valeriana. Venne eretta come ex-gratia per lo scampato pericolo da una frana che si vuole sia stata bloccata dalla mano divina della Vergine Maria. Chiesa di S. Antonio Abate Situata nella frazione di Cusato, originariamente cappella dei frati Antoniti, ordine approvato da Bonifacio XIII con la regola di S. Agostino. La data della consacrazione, 1581, è riportata su un pilastro interno della Chiesa stessa. Alcuni affreschi sono di Voltolini da Iseo, vissuto nel 1700, come la scena dell'apparizione della Vergine a Rezzato. La grande figura del Santo anacoreta fu dipinta pure in quel secolo da Ottavio Amigoni. Monumento al Redentore Situato sul monte Guglielmo, è uno dei venti monumenti costruiti su altrettanti monti italiani agli inizi del secolo XX, a simboleggiare la consacrazione dell'Italia e del secolo nuovo al Divin Redentore. Le intemperie, la dimenticanza e l'incuria, gli eventi bellici stessi, che videro nell'autunno del 1943 il Guglielmo affollato da "sbandati", portarono nel giro di cinquant'anni il monumento in completa rovina. Fu il Santo Padre Paolo VI, figlio di Giorgio Montini promotore principale della prima opera, a chiedere di riprendere le fila dell'organizzazione per la ricostruzione del monumento che fu inaugurato, così come lo vediamo oggi, nel 1966. Nel 1998 si collocava, a fianco della chiesetta, una statua di bronzo di Paolo VI, a ricordo di questa grande figura bresciana. |


